Luci perfette, l’aria ferma, silenzio magico. Un quaderno fiorato, dentro in bella grafia la sua vita. Ha sottolineato
un nome,appare fuggitivo, come se volesse scivolare dalle righe; le pagine
hanno l’odore acre del tempo e quella frase è stata scritta dopo un loro
incontro chissà quanti secoli fa..
“Voglio essere la
sola che guardi con questi occhi qua!”.
Lei è così, esige, pretende. Sembra un pasticcere attento,
sette grammi.. dodici. Pesa, misura l’amore come un erborista. Le sue mensole sono piene di barattoli, il
cucchiaio alla mano, è attenta. La misura dell’amore si dice sia la perdizione. Chissà perché. Perché
agogniamo al vertice, ci piace stare in cima, forse perché dall’alto ci si sente
meno soli. Più vicini a Dio? Vogliamo che l’amore ci appartenga, vogliamo
essere gli unici, cerchiamo la rarità. E lei è così, desidera essere la sola,
lei, l’unica. Vuole che le stelle si compongano per fare da mosaico al suo
letto, vuole linee precise per il suo capezzale, vuole che brillino per lei
senza sentirsi stanche mai. Ha l’orologio in mano, pretende puntualità, ha
scandito lei la durata di ogni giro di lancia. Vogliamo fiori per le ricorrenze
vogliamo date che fungano da staccionata al nostro giardino. Diamo nomi
difficili ai nostri piatti perché siano attraenti, blanc manger lo chiamiamo, ci piace il suono dolce, ci piace mangiarlo con la testa prima ancora
che con la bocca. Ci perdiamo nei particolari, nelle tonalità delle parole, ci
perdiamo nel luccichio del piatto da portata. Ci perdiamo.. E’ il nostro modo
di combattere le cellule che stanno morendo? Vogliamo emozioni violente, che ci
distruggano, che ci confondano, per sentirci vivi, di più. Accostiamo colori,
su sfondi neutri, accostiamo un po’ d’anima sull’anima altrui. E continuiamo ad
aprire barattoli, a pesare foglie su piatti d’argento, stiamo attenti ai
grammi. Vogliamo la corrispondenza, e se i grammi non tornano storciamo il
naso. Ci feriamo con limette di vetro. Cerchiamo ricette perfette, vogliamo
assicurato che ciambelle riescano, col buco. Non ammettiamo errori. Non
ammettiamo di essere noi, la mano che ci tiene la testa sott’acqua. Eppure,
eppure il più delle volte quella mano è la nostra. Siamo no che bruciamo i
biscotti nel forno, siamo noi che non prestiamo attenzione alle lievitazioni.
Siamo noi, i peggiori carnefici. Vorrei che fosse diverso, per me, per voi..
vorrei che i biscotti messi in dispensa non ci stancassero mai. Ambiziosi
pasticceri, aggiungiamo piani alle nostre torte, vogliamo che arrivino al
cielo. Leggo accenni di vita sul quaderno fiorato, vorrei che ciascun nome
avesse giustizia, avesse il suo giorno migliore. Dovremmo spegnere la bilancia,
il cassetto saprà custodirla, lasciamo alle sarte le misure, le pazienti sarte.
Marlon Brando vuole provarci, non ama le regola che non ha stabilito lui
stesso, eppure ci prova. Sta al gioco, si arrabbierà se l’amore lo tradirà,
storcerà il naso se le ciambelle non saranno dolci abbastanza. Marlon apre la
scatola, comincia a riempirla. E’ nella sua natura essere com'è, glassarsi,
pretende mani che avvolgano, bocca che conosca solo il suo sapore, Marlon
Brando, è solo lui.


















